ENERGIA
Un paese come San Marino, in cui la spesa corrente equivale a circa il 90% del bilancio pubblico, è un paese privo di capacità d’investimento.
È indispensabile amministrare rigorosamente i bilanci pubblici, in un’ottica di risparmio dei costi inutili, che l’attuale classe politica non è in grado di attuare.
I tagli alla spesa non possono in alcun modo intaccare le tutele sociali dei cittadini, nemmeno con ipotetiche e fumose“sussidiarietà” tra pubblico e privato: i servizi pubblici esistono perché tutelano dei diritti a cui il cittadino ha accesso per nascita, cioè inalienabili. Mentre il pubblico ha il dovere di garantire questi diritti in maniera egualitaria, il privato per sua vocazione, in un sistema capitalistico, non può che ricercare il suo massimo profitto, stabilendo un target di “clienti” a cui riferirsi, e creando in tal modo differenze inaccettabili.
Vanno quindi eliminate le spese accessorie, enormi nel nostro sistema politico, indirizzandole verso una maggiore resa non solo a breve termine, sintomo di assenza di lungimiranza e riduzione della politica a semplice amministrazione delle emergenze contingenti, ma a lungo termine, disegnando una strada da percorrere per creare prospettive di sviluppo che escano dalle contraddizioni attuali.
In questa direzione, una politica di riduzione degli sprechi energetici e aumento dell’efficienza delle attrezzature e degli impianti, non soltanto è indispensabile per ottenere la massima riduzione possibile delle emissioni di CO2 a parità di investimenti, ma in misura direttamente proporzionale serve a ridurre le importazioni di fonti fossili, e i risparmi ottenuti consentono di finanziare gli investimenti per ampliare ulteriormente l’efficienza delle attrezzature e lo sviluppo dell’autoproduzione d’energia senza ricorrere ad ulteriori stanziamenti pubblici.
La crescita dell’efficienza e la riduzione degli sprechi costituiscono il pre-requisito per lo sviluppo delle fonti rinnovabili che, allo stato attuale, costano di più e rendono meno delle fonti fossili. Solo se si riducono gli sprechi e si accresce l’efficienza il loro contributo alla soddisfazione del fabbisogno energetico diventa significativo e si recuperano i capitali necessari a sostenerne i costi.
Con questi interventi si prospetta una riconversione dei consumi sammarinesi in direzione di fonti energetiche rinnovabili e non invasive, che comportando risparmi economici disegnano anche una strada alternativa per lanciare in ambito internazionale il nostro paese al vertice dei paesi virtuosi per eco-compatibilità, settore in cui è indispensabile puntare per dare un futuro non solo al paese ma, ingenerando un processo virtuoso in ambito internazionale, dell’intero pianeta.
Il consumo delle fonti fossili che attualmente importiamo si suddivide in tre grandi voci pressoché equivalenti:
- il riscaldamento degli ambienti;
- la produzione termoelettrica;
- i trasporti.
IL RISCALDAMENTO DEGLI AMBIENTI
La direttiva europea 76/93 sancisce che ogni Stato dello spazio economico europeo assuma misure per il contenimento dei consumi energetici, a partire dalla certificazione energetica degli edifici.
Con legge del 2008 anche la Repubblica di San Marino, finalmente, si è dotata di una legge che va in questa direzione, ma le cose da fare sono ancora tante, e soprattutto anche in questo frangente è indispensabile un’opera di semplificazione delle norme.
La semplificazione è utile sia per il semplice cittadino, che può in tal caso verificare il rispetto delle stesse a tutela dei suoi interessi, senza dover ricorrere alle perizie di tecnici, ma è anche utile per i costruttori e gli investitori, che di fronte ad un quadro chiaro e semplice di norme, possono valutare ancor prima di iniziare un’attività i costi e la convenienza, in termini di benefici/investimenti, cui possono ambire.
La normativa vigente nella Provincia di Bolzano, fissa a 7 m3 di metano al metro quadrato calpestabile l’anno il consumo massimo consentito nel riscaldamento di ambienti, una parametrizzazione che è facile controllare da parte di ogni cittadino. La normativa sammarinese inserisce invece una serie di parametri di valutazione che un semplice cittadino non potrà mai verificare (se non pagando un tecnico per farlo al posto suo), inserendo in tal modo nella normativa delle barriere al controllo privato sul rispetto di tali norme da parte delle imprese costruttrici.
Vanno inoltre evitati esoneri dal rispetto della legge in base a parametri di difficile valutazione: se una legge sancisce che d’ora in poi il risparmio energetico è richiesto per legge, allora deve essere richiesto a tutti e per ogni tipo di intervento, senza alcuna esclusione.
La certificazione energetica degli edifici (che permette di valutare il grado di risparmio ottenibile da un immobile riguardo ai sistemi di climatizzazione ed illuminazione, in base alla qualità della costruzione) è indispensabile, come giustamente indicato nella legge del 2008, per limitare l’importazione di fonti fossili dall’estero, e va inquadrata in un più complesso quadro di interventi tesi a rendere energeticamente indipendente San Marino dall’estero, affiancando a queste misure l’introduzione di agevolazioni molto più significative di quelle individuate in ordine all’installazione di sistemi di autoproduzione di energia elettrica e termica.
Una riduzione della spesa per l’energia, e un conseguente minor impatto ambientale, farebbe di San marino un paese all’avanguardia in tema energetico, aprendo anche diverse opportunità – sia turistiche che congressuali che professionali, si pensi ad esempio alle prospettive universitarie in tal senso – per il paese.
Nel riscaldamento degli ambienti, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2, deve articolarsi nei seguenti punti:
- Semplificazione delle norme
Per rendere più semplice il controllo e la verifica del rispetto delle norme anche da parte del semplice cittadino, deve essere semplificato il modello di calcolo della certificazione energetica degli edifici, definendo un consumo massimo di energia per m2calpestabile all’anno univoco per tutto il territorio sammarinese.
- Rispetto delle norme edilizie sulla certificazione
Il rispetto dei parametri individuati per la certificazione energetica degli edifici, obbligatoria per ogni nuova costruzione, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione, cambi di destinazione d’uso o interventi sui soli impianti di vecchie abitazioni, dovrà essere preliminare alla concessione di licenze ad operare in tali contesti. Le concessioni saranno revocate in caso di non rispetto dei parametri minimi, e le costruzioni che non rispettino i parametri saranno multate ed obbligate a ripetere i lavori per mettersi in regola.
- Concessione delle licenze per costruire
Non saranno più concesse licenze per costruire nuovi immobili ad uso abitativo (si veda il paragrafo “Qualità della vita”) finché non vi saranno meno di 500 appartamenti sfitti in repubblica. Fino a quel momento il piano regolatore è da considerarsi temporaneamente sospeso. Per quanto riguarda la realizzazione di edifici ad uso uffici, ad uso commerciale e ad uso produttivo occorre rifarsi alla situazione del momento specifico nel luogo interessato, basandosi su un censimento edilizio delle attività e degli spazi inutilizzati. Tutte le licenze di costruzione di edifici con volumi superiori ad un determinato indice, specifico per ciascuna categoria della realizzazione, deve essere sottoposto a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Qualora l’edificio o l’opera che si intende realizzare, pur rispettando i criteri di VIA, abbia potenziale impatto dannoso o comunque introduca disagi alla zona interessata (aumento di traffico, di inquinamento, potenziale incompatibilità con edifici adiacenti), la giunta di castello competente e la cittadinanza devono essere informate e devono poter avere voce in merito alle decisioni, potendosi anche consultare con tecnici entro un tempo ragionevole.
- Riduzione pubblica dei consumi energetici
San Marino si dovrà impegnare a ridurre, entro il 2020 e in relazione ai livelli di consumo del 1990, di almeno il 30% i consumi energetici che producono gas ad effetto serra. A titolo di buon esempio il patrimonio edilizio pubblico adotterà ogni misura di auto-produzione energetica e limitazione degli sprechi che si renderà percorribile, come già delineato nella legge del 2008.
- Riduzione privata dei consumi energetici
Verranno richieste misure elementari di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra ad ogni cittadino, pretendendo installazioni di impianti meno inquinanti in ogni ambito di applicazione (solo nel momento in cui tali impianti si sarebbero comunque dovuti sostituire). Lo Stato contribuirà a rendere conveniente questo passaggio obbligatorio a materiali ed attrezzature meno inquinanti. Verranno previste sanzioni amministrative per scongiurare eventuali inadempienze.
- Riduzione dei consumi energetici nelle ditte
Per agevolare le ditte che eseguono interventi di riqualificazione dei processi produttivi che comportino una riduzione dei consumi annuali di energia è previsto un incentivo traducibile in uno sgravio in bolletta. Questo meccanismo non è legato alla autoproduzione di energia, che già segue criteri di incentivazione (conto energia o detraibilità degli interventi).
- Sostituzione di caldaie a gasolio
Le caldaie a gasolio verranno considerate fuori legge, e per chi non dovesse adempiere alla loro sostituzione si prevederanno sanzioni anche penali. Lo Stato contribuirà alla sostituzione privata obbligatoria di tali caldaie, e dovrà immediatamente sostituire ogni caldaia a gasolio di sua proprietà con caldaie di ultimo modello oppure co-generatori. Per l’acquisto delle caldaie o dei co-generatori da installare nella P.A. a sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio, come chiarito nel capitolo dedicato alla P.A., sarà predisposta un’asta online aperta a tutti i rivenditori interessati, sammarinesi e non. In fase di sostituzione si dovrà procedere ad una valutazione del corretto dimensionamento dell’impianto, sia per la capacità calorifica che elettrica se si impiega un cogeneratore, unitamente alla valutazione degli eventuali interventi da realizzare per limitare gli sprechi energetici (coibentazione, isolamento degli infissi, sostituzione delle valvole termostatiche e dei termostati).
- Metodo ESCO e limitazione dei costi per il cittadino
Lo Stato contribuirà per ad ogni intervento teso a migliorare il rendimento energetico di un edificio o all’installazione di apparecchi per l’auto-produzione di energia, comportando ognuno di questi interventi un risparmio sull’importazione di energia da fonti fossili. Il contributo dello Stato potrà essere riconosciuto sotto la forma di agevolazioni sulle anticipazioni bancarie (mutui a tasso agevolato, con partecipazione dello Stato al pagamento degli interessi) e semplificazioni normative che tendano a favorire lo sviluppo in Repubblica di aziende che eseguano le ristrutturazioni in questione seguendo il metodo “ESCO” (Energy Service COmpany), ovvero effettuandole a proprie spese e facendosele ripagare dall’utente in base al risparmio economico che ne ricaverà. Gli interventi a cui lo Stato contribuirà saranno attentamente valutati e gli incentivi saranno correttamente proporzionati in base all’effettiva necessità dello stesso, al soggetto che attua l’intervento (persona fisica o operatore economico) e alla situazione in cui viene eseguito (prima realizzazione o ristrutturazione).
LA PRODUZIONE TERMOELETTRICA
Il rendimento medio delle centrali termoelettriche si attesta intorno al 38 per cento. C’è motivo di credere che le centrali sammarinesi presentino un rendimento del tutto simile. Lo standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del 55/60 per cento. La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale energetico del combustibile fino al 97 per cento. Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente, sia per gli effetti devastanti sull’Ambiente, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili, sia perché comportano un loro accaparramento da parte dei Paesi ricchi a danno dei Paesi poveri. Non è accettabile di per sé togliere il necessario a chi ne ha bisogno, ma, se poi si spreca, è inconcepibile.
Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire nuove centrali, di nessun tipo. La prima cosa da fare è accrescere l’efficienza e ridurre gli sprechi delle centrali esistenti, accrescendo al contempo l’efficienza con cui l’energia prodotta viene utilizzata dalle utenze (lampade, elettrodomestici, condizionatori e macchinari industriali).
Nella produzione di energia elettrica e termica, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2 anche accrescendo l’offerta, deve articolarsi nei seguenti punti:
- Le centrali elettriche
Dovranno essere potenziate riducendo al contempo il loro impatto ambientale. Occorre normare le tipologie e le caratteristiche degli impianti di generazione elettrica pura o ibrida, soprattutto se detenute da privati con la possibilità di immissione in rete: in tal caso è necessario definire quali possono essere i rapporti di scambio e a quali condizioni, sia economiche che tecniche. - Produzione distribuita di energia elettrica
Verrà Incentivata la produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire dagli edifici più energivori: ospedali, centri commerciali, industrie con processi che utilizzano calore tecnologico, centri sportivi, eccetera. - Riversamento in rete dell’energia prodotta
Come previsto dalla legge 72/2008, dovrà essere rafforzata la possibilità di riversare in rete e vendere l’energia elettrica prodotta da impianti di autoproduzione di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla microcogenerazione diffusa la normativa del conto energia, senza limitazioni di potenza dell’impianto di generazione, purché questo sia compatibile con le caratteristiche tecnico-logistiche di installazione. - Produzione e commercializzazione di bio-combustibili
Verrà legalizzata e incentivata l’auto-produzione e la commercializzazione di bio-combustibili attraverso microimpianti, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò. Verrà vincolato il riconoscimento di contributi all’agricoltura alla produzione, in una quota di terreni di proprietà non inferiore al 5%, di vegetazione per bio-combustibili. Le strutture pubbliche potranno sviluppare impianti di creazione di bio-combustibili di tipo consorziale, destinandone l’uso alla commercializzazione o all’alimentazione del parco auto pubblico. Il biocombustibile prodotto potrà essere soggetto ad una tassazione statale da impiegarsi per gli interventi di tutela ambientale. L’accisa applicata andrà valutata, anche in base all’impiego del biocombustibile, specie se impiegato per scopi di autotrazione in miscela con gasolio (biodiesel) o benzina (bioetanolo). Le concessioni di produzione e vendita dei biocarburanti grezzi saranno legate alla corretta gestione della coltivazione, facendo attenzione che questa non punti al solo profitto deteriorando il terreno e sottraendo troppo spazio alla produttività per fini alimentari; in particolare, chi già coltiva vegetali da cui è possibile ricavare biocarburanti non può destinarne l’intera produzione a questo scopo. In generale si dovrebbe considerare la concessione di una produzione massima pari al 30%, con un eventuale aumento del 10% in presenza di annate in cui il prodotto non risulta adeguato al consumo alimentare. La raffinazione del biocarburante può essere demandata a piccoli impianti privati, comunque in possesso di adeguati certificati. - Bio-gas da fermentazione anaerobica
Sarà incentivata la produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici con microimpianti. Lo Stato potrà gestire i rifiuti organici prodotti da mense, sfalci e potature tramite un apposito impianto di biodigestione, producendo biogas. In alternativa potrà destinare la frazione umida al compostaggio, processo aerobico che genera compost. - Incentivi all’installazione di impianti di auto-produzione
Verranno rivisti e significativamente aumentati gli incentivi Statali previsti dalla legge 72/2008 destinati all’installazione di impianti di auto-produzione di energia elettrica e termica con impianti eolici, fotovoltaici e in ogni caso puliti e rinnovabili. Nel caso in cui l’impianto installato garantisca la piena indipendenza energetica all’installatore, lo Stato potrà contribuire fino ad una cifra pari al 50% dell’investimento. - Esclusione della termovalorizzazione
Sarà espressamente vietato, cancellandone l’indicazione dall’articolo 3, comma 2, lettera a) della legge 72/2008, produrre energia in Repubblica attraverso combustione di materiale biologico tale e quale o raffinato. Lo Stato si impegna in una moratoria dell’utilizzo di tecnologie di incenerimento dei rifiuti o di termovalorizzazione, perché inquinanti e assolutamente non competitivi con le altre forme di auto-produzione di energia.