Economia

Per favorire la competitività delle imprese l’imposta sui redditi per le aziende viene portata dal 17% al 15%. Tuttavia questa misura viene accompagnata dalle precisazioni normative che seguono, anche a tutela della corretta concorrenza tra attività economiche (tutti devono partire dalle stesse condizioni), nonché della giustizia sociale (ad oggi se un lavoratore autonomo dichiara cifre irrisorie, non solo non contribuisce in base alla sua reale capacità di reddito come sancito dalla dichiarazione dei diritti del 1974, ma nel contempo lede gli interessi dei cittadini meno abbienti, godendo di precedenza in ogni intervento o graduatoria – ad es. asili nido, assegni familiari, graduatorie del collocamento, sussidi alle famiglie meno abbienti ecc.).

Questi interventi sono intesi a limitare il principio secondo cui un’impresa produce più ricchezza quanto più è libera da vincoli sociali.

Questo è un suicidio, e può solo condurre alla crisi finanziaria che viviamo oggi.

Per evitare questa deriva si deve riaffermare il principio secondo cui un’economia sana deve prevedere una strategia politica di lungo termine e regole che ne permettano l’attuazione ed il controllo, per favorire lo sviluppo nei settori e con le modalità individuate a monte, dirigendo l’economia e non rincorrendola con l’unico obiettivo di tenerla in vita con sussidi ed agevolazioni che tendono unicamente ad abbassare i costi delle stesse per farle rimanere in maniera fittizia sul mercato, giocando al ribasso e ledendo gradualmente ogni forma di tutela per il lavoratore.

In tale ottica si individuano le seguenti misure:

-    Imposta sui redditi al 15%

L’imposta del 15% sarà la soglia minima di versamento. Non saranno possibili accordi tra le parti (Congresso di Stato e imprenditori) tesi a diminuire il peso fiscale delle aziende.

-    Transizione dalla Monofase all’IVA

La monofase è un sistema di imposta indiretta che favorisce la pratica (internazionalmente deleteria) delle cosiddette “cartiere”, cioè imprese con sede a San Marino unicamente per evadere l’IVA italiana.

Inoltre l’IVA, tassando i consumatori finali di un prodotto, è una tassa che colpisce i consumi, e in tal modo va considerata come un disincentivo agli sprechi.

Per questi due motivi si dovrà prevedere un passaggio dalla Monofase all’Iva, con percentuali di tassazione variabili, da un 15% per i beni di consumo di massa, al 20% o più per i beni di lusso e/o volutuari.

-    Accertamento dei redditi

Saranno sviluppati sistemi di accertamento dei redditi da lavoro autonomo, per evitare che un’attività paghi il 15% su somme fittizie. A tal fine ogni spesa effettuata in territorio sammarinese sarà decurtabile in occasione della presentazione annuale della dichiarazione dei redditi.

-    Norma transitoria di versamento minimo

Dal momento dell’entrata in vigore dell’imposta sui redditi al 15%, e fino a che non sarà promulgato ed applicato correttamente il sistema di accertamento dei redditi, il lavoratore autonomo non potrà in ogni caso dichiarare un reddito annuale inferiore a quello di un lavoratore dipendente del suo settore aumentato di un 25%.

-    Crediti e agevolazioni alle aziende

Ogni agevolazione o sussidio Statale alle imprese sarà vincolato alla creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato per personale residente, nonché all’investimento nei rami strategici indicati in questo programma, e cioè quelli tesi a sviluppare tecnologie eco-compatibili, auto-produzioni di energia, superamento dell’utilizzo di energie fossili, limitazione degli sprechi, riuso e riciclo, abbattimento dell’inquinamento.

-    Tassazione delle transazioni finanziarie

Si tratta della cosiddetta Tassa Tobin (dal nome del Premio Nobel James Tobin), che stabilisce che ogni transazione sul mercato finanziario debba essere tassata con una quota simbolica dello 0,1%. I proventi di tale tassa saranno devoluti per aiuti internazionali ai Paesi in via di Sviluppo.

 

 

STRATEGIA

L’economia sammarinese, ad ora, è basata sul differenziale fiscale con l’Italia, sulla dipendenza da energie derivanti da fonti fossili (petrolio), e sugli ingenti introiti derivanti dalle attività bancarie e finanziarie.

Non rendersi conto che un’economia che si fonda su queste premesse è un’economia destinata al tramonto e alla morte, è sintomo di miopia intellettuale doppiamente colpevole per chi, dovendo dirigere un paese, dovrebbe avere uno sguardo lungimirante.

Il differenziale fiscale è una delle peculiarità del “sistema San Marino” che non creerebbe contrasti internazionali se non fosse accompagnato dall’assenza di normative tese a contrastare l’attrazione di capitali di incerta provenienza, dalla normativa che permette l’anonimato societario e dal segreto bancario. Tutte questioni all’ordine del giorno, e che San marino dovrà prima o poi decidersi a togliere di mezzo per sedere a testa alta, tornando ad avere un minimo di potere contrattuale, a livello internazionale.

Va quindi eliminata la normativa che permette la creazione e l’operatività delle Società Anonime, e rafforzato il superamento del segreto bancario. Vanno inoltre contemplati dal nostro codice penale, come indicato nel capitolo “Legalità”, quei reati verso i quali vi è una forte spinta a livello internazionale nel nome della trasparenza delle attività e dei flussi finanziari.

In secondo luogo, la dipendenza da fonti fossili quali il petrolio, di cui in tempi più o meno brevi dovremo fare a meno (rinunciando anche definitivamente all’economia degli sprechi, delle mega opere, dei trasporti su scala mondiale di beni già disponibili sul territorio), non è più sostenibile e estremamente penalizzante per un paese che, come San Marino, non abbia a disposizione alcuna fonte interna di produzione energetica, ad esclusione delle fonti rinnovabili.

L’economia dovrà anche per questi motivi riconvertirsi in un’ottica di sostenibilità, basandosi sull’utilizzo di fonti rinnovabili (che dovranno essere incoraggiate e diffuse con politiche fiscali premianti) e dirigendo la ricerca e l’innovazione verso le tecnologie che permettano l’auto-produzione di energia per rendere il paese sempre più indipendente a livello energetico dall’Italia, unica forma di ristabilimento della nostra sovranità territoriale. Le imprese ad impatto ambientale zero (cioè operanti in stabilimenti con certificazione edilizia, e che utilizzino fonti rinnovabili per le loro attività), nonché quelle aziende che promuovano e producano la commercializzazione di prodotti “verdi” (che producano cioè energia in modo ecologico, oppure prodotti che servano a diminuire gli sprechi di materie prime e la diminuzione dei rifiuti) dovranno avere una forte riduzione fiscale che verrà compensata con un pari aumento per le aziende estremamente dannose per l’ambiente (i cui costi “indiretti” per la collettività – si pensi ad esempio alla depurazione delle acque reflue, oppure alla produzione di sostanza nocive – sono estremamente alti per quanto spesso non tenuti in debita considerazione).

Va modificata la possibilità per le imprese di godere di defiscalizzazioni totali per i primi anni. Tale defiscalizzazione va legata a precisi parametri, quali la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato per lavoratori sammarinesi o residenti, progetti di qualità tecnologica e zero impatto ambientale, e presentazione dettagliata delle proprie attività vagliate dall’avvocatura di stato.

Sarà vagliata l’opportunità di sviluppare un’industria tecnologica di ricerca e produzione sui biocombustibili.

 

Attività private di riciclo rifiuti
Le aziende che vogliano investire, sul territorio sammarinese, nell’ambito del riciclo dei rifiuti differenziati, se assumeranno almeno 5 cittadini o residenti sammarinesi a tempo indeterminato godranno dei seguenti privilegi:

  • Nei primi cinque anni della loro attività potranno acquistare i rifiuti differenziati a San Marino ad un costo ridotto del 20% rispetto ai prezzi di mercato dei rifiuti differenziati in Italia. Il trasporto dei rifiuti acquistati dall’area di stoccaggio all’azienda di riciclo saranno a carico dell’impresa acquirente.
  • Per i primi due anni della loro attività godranno di una totale esenzione dalle imposte tributarie, a condizione che creino posti di lavoro a tempo indeterminato per almeno 10 addetti, abbiano un progetto d’impresa almeno decennale e dimostrino di avere una produzione reale di nuovi prodotti realizzati con materiali recuperati e riciclati.
  • Se la pubblica amministrazione della Rep. Di San Marino avrà interesse ad acquistare merci prodotte da queste aziende (ad esempio risme di carta per gli uffici), queste merci avranno una corsia preferenziale rispetto alle merci non riciclate, e per i primi due anni di attività delle stesse verranno acquistate ad un costo del 10% superiore al miglior prezzo reperibile in Italia da attività di riciclo affini.

- Altri contributi ad aziende private
Gli sgravi e i sussidi di cui al punto precedente varranno anche per aziende private che sviluppino attività di rigenerazione di materiali quali toner e cartucce per stampanti, raccolte e riassemblaggio, del “trashware” (la cosiddetta “spazzatura elettronica”, computer e relativi componenti, obsoleti o non del tutto funzionanti), e ogni pratica di riuso contemplata e debitamente approvata dal governo. Nulla vieta alla pubblica amministrazione sammarinese, in piena autonomia dal privato, di dar vita ad attività di riciclo o rigenerazione di cui ai due punti precedenti.

REGOLE

-    Introduzione della class action;

-    Abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate;

-    Abolizione dell’istituto della Società Anonima;

-    Introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate;

-    Responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite;

-    Impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati;

-    Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società;

-    Tetto per gli stipendi del management delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato fissato in 120.000 euro/anno;

-    Abolizione dei monopoli di fatto

-    Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato, sia con il taglio degli sprechi, sia con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari;

-    Inserire regole sulla concorrenza trasparenti e chiare. Obbligo di rendere pubbliche sui principali media, giornali, radio e televisioni, le motivazioni di condanna del comportamento delle aziende eventualmente condannate;

-    Vietare la nomina di persone condannate in via definitiva come amministratori in aziende aventi come riferimento lo Stato o quotate.

-    Calibrare l’impatto della valutazione delle tasse sulle acque reflue alla reale produzione di inquinanti delle falde acquifere. A tal fine attivare un piano di severi controlli.